Visita guidata alle emergenze artistiche


Il nome deriva dall’antica via Emilia – Altinate che anticamente collegava la città di Bologna al municipio romano di Altino e, quindi, ad Aquileia.

Entrando da Piazza Garibaldi, l’ingresso è segnalato da Porta Altinate con la sua singolare struttura a torre. La porta appartiene alla prima cinta muraria che nella prima metà del Trecento – durante la Signoria carrarese – circondava la città. Porta Altinate è ricordata anche perché, il 20 giugno 1256, vi entrarono i crociati che cacciarono Ansedisio de Guidotti, nipote del tiranno Ezzelino. Sulla Porta, la lapide di Carlo Leoni ricorda il fatto: Porta espugnata – Ezzelino vinto. Oltre a Porta Altinate, delle mura del ‘300 oggi rimane solo Porta Molino.

Oltre Ponte Altinate, sulla sinistra inizia via Eremitani. Da notare la dove, al n.8, si trova una Casa – torre trecentesca (civ. n. 8) e più avanti, al civico 18 ha sede il Conservatorio di Musica Cesare Pollini, la scuola di musica è intitolata al suo primo direttore, il padovano Cesare Pollini (1858 – 1912), pianista e compositore di livello internazionale. Più avanti, sulla sinistra, troviamo al n. 19, la trecentesca Casa Carlotti (civ. 19).

Nella prosecuzione di via Altinate, troviamo, al civico 19, il quattrocentesco  Palazzo Valdezocco – Vasoin, restaurato nel 1895. La facciata si caratterizza per la quadrifora centrale, affiancata da finestre con poggioli laterali.

Oltre il palazzo, sulla sinistra, troviamo via Carlo Cassan, avvocato riminese trapiantato a Padova e acceso interventista, morto sul Pasubio. In questa via Al n. 24-28 troviamo il cinquecentesco Palazzo Molin (civ. 24-28), tra il 1825 e il 1867 sede del Teatro Diurno o Galter che poteva contenere oltre mille persone. Da notare inoltre Palazzetto Luzzatto (civ. 17) Palazzetto Carraro (civ. 32). Palazzetto Carraro è identificabile perché sulla facciata sono visibili le tracce di un affresco in cui si riconosce lo stemma carrarese.

Tornati in via Altinate incontriamo Palazzo Camerini (civ. 59), una costruzione del 1400, acquistata e sistemata nel 1527 dal Bembo che lo fece divenire centro di cultura e ritrovo dei migliori ingegni padovani. Nel palazzo il Bembo possedeva una grande raccolta di libri, di monete e di quadri, fra questi un S. Sebastiano del Mantegna e, quando nel 1537 ospitò Benvenuto Cellini si fece plasmare una medaglia con l’effige del suo volto in cambio di tre cavalli. In seguito a vari passaggi il palazzo fu, infine, acquistato dal duca Silvestro Camerini, con il cui nome il palazzo è tuttora conosciuto. Nel 1952 vi prese sede il Comando operativo della Terza Armata, omonimo della invitta Terza Armata del 1915-18 a cui subentrò il Comando dell’Artiglieria Controaerei dell’Esercito. Il Palazzo è rimasto sede del Museo della Terza Armata, fondato nel 1956 e dotato di una ricca documentazione fotografica e di reperti e cimeli della Prima Guerra Mondiale.

Proseguendo si incontra Casa Melandri-Arslan (civ. 76-80) la cui facciata è riconoscibile per la quadrifora quattrocentesca ritenuta opera di Pietro Lombardo. Più avanti si trova Palazzo Lucatello (civ. 106) già di proprietà del poeta Carlo Dottori (1618–1686) in uno stile tardo gotico padovano con la facciata con quadrifora non in asse con l’ingresso.

Oltre il palazzo, sulla sinistra si incrocia via Alessio, un tempo “del Tribunale”, in quanto vi aveva sede il Palazzo di Giustizia.

Oggi il Palazzo di Giustizia non  esiste più. Dopo il suo trasferimento nel nuovo palazzo di via Tommaseo. Al suo posto da qualche anno è sorto il Centro Culturale Altinate San Gaetano (vedi scheda), uno nuova struttura polifunzionale sede di biblioteca civica, di mostre temporanee e di un auditorium per spettacoli e conferenza.

 Nel tratto di via Altinate che va da S. Gaetano fino a S. Sofia sorgevano per lo più i palazzi di famiglie patrizie veneziane, era infatti l’asse principale per l’ingresso da Venezia.

In successione si incontrano la settecentesca Casa Baratelli (civ. 81), riconoscibile per la serie di otto finestre sul piano nobile. La seicentesca Cà Priuli (Civ. 120) con lo stemma sulla facciata Casa Gregoletto (civ. 124) che fa angolo con via Rinaldi. La via prende il nome da Rinaldo Rinaldi, scultore cittadino (Padova 1793–1873) che fu allievo prima all’Accademia di Venezia e poi a Roma, alla scuola del Canova. In città suo il Medaglione in ricordo del Belzoni in Salone, il Busto del Tetrarca al Duomo, la statua lignea Immacolata nella scuola del Santo, un Bassorilievo al santuario dell’Arcella, gli Angeli nell’altar maggiore dei Carmini.

Proseguendo per via Altinate c’è Palazzo Dolfin-Compostella (civ. 107), già Cappello e più avanti Palazzo Mario (civ. 136), già Polcastro-Cristina, restaurato anch’esso nel 1783. La facciata del palazzo, arretrata per essere racchiusa dalle ali sormontanti il portico, si caratterizza per la sua imponenza.

Oltre il Palazzo, sulla sinistra, si apre Piazzetta Colonna in ricordo di una colonna, ora scomparsa, posta a “perpetuo scorno et infamia” della casa del brigante Francesco Santuliana, fatta demolire il 22 Marzo 1666. Più avanti si trova il cinquecentesco Palazzo Pisani-Cornaro (civ. 141). In questo palazzo, il 25 novembre 1599, l’abate Federico Cornaro fondò l’Accademia dei Ricovrati. La famiglia Cornaro è anche nota perché, dal 1517 al 1697, otto suoi discendenti divennero vescovi di Padova.

Di fronte alla chiesa inizia via S. Sofia dove si trova Palazzo Polcastro (civ. 67), costruito alla fine del Cinquecento e ristrutturato nel Settecento. Il conte Polcastro (1763-1839) vi ospitò, il 2 maggio 1979, Napoleone ed in sua memoria adornò alcune sale in stile neoclassico. Scrive il Rizzoli (1930): Ogni luogo dove la figura del Conquistatore aveva fatto sia pur fuggevole apparizione, fu dal Polcastro con assidue cure e nel miglior modo possibile riabbellito.

La sala che si affaccia sulla via fu decorata con le Api d’oro, il salottino attiguo con Affreschi di G.B. Canal ed  uno stanzino del palazzo con i Dipinti di Giovanni Demin. Nel cortile intervenne lo Jappelli.

Da via Altinate, sulla destra, si incontra via S. Biagio, la via tradizionalmente legata ai libri: nel passato alla loro produzione, oggi alla loro conservazione. Via S. Biagio infatti era conosciuta come la via dei tipografi perché i primi tipografi della città aprirono le loro stamperie proprio lungo questa strada. Oggi, nella via, è invece attiva la Biblioteca Universitaria (1906-1909), trasferitasi in via S. Biagio nel 1912. Fondata nel 1629, è stata una delle prime biblioteche universitarie italiane. Tra i più noti manoscritti posseduti, insieme ai preziosi Frammenti musicali del Trecento e del Quattrocento ricordiamo il De civitate Dei di S. Agostino postillato da Petrarca, gli Exempla ad filium Modestum dell’umanista padovano Sicco Polenton e l’autografo dell’Itinierario per la terraferma di Marin Sanudo. La biblioteca documenta la storia della stampa, con particolare riferimento a quella Veneta. Rappresentata inoltre l’editoria scientifica di età moderna, la cartografia monumentale e l’editoria settecentesca di pregio, esempio di quest’ultima è la Gerusalemme Liberata del Tasso illustrata da Piazzette (Venezia 1747). Una rarità è inoltre l’in – folio di Shakespeare (Londra 1623).

Parallela di via S. Biagio, è via Cesare Battisti. Vi si trova un Palazzetto (civ. 125-131) con portico attribuibile all’architetto Lorenzo da Bologna, riconoscibile per gli affreschi sulla facciata: oltre alla rappresentazione di Ercole che tra due centauri abbraccia Chirone ferito, si nota un  fregio policromo ed Il leone nemeo.

Di fronte, il cinquecentesco Palazzetto Foratti (civ. 106), già Breda-Segati e più avanti Palazzo Dondi dell’Orologio (civ. 71) la cui sala superiore è affrescata con fregio a putti di Domenico Campagnola.

Da notare il cinquecentesco Palazzo Trevisan-Mion (civ. 82), ora Centro universitario vescovile. Il palazzo è riconducibile all’Ammannati per le date di costruzione e per la stereometria.

L’altro capo di via Altinate, quello che incrocia via S. Francesco,  ci riserva invece il bel panorama di Palazzo e Torre Zabarella. Risalente al XIII secolo, “il complesso” mantiene l’aspetto della costruzione feudale con la torre e le merlature guelfe, nonostante i rimaneggiamenti subiti nel XVI secolo.

In questi ultimi anni Palazzo Zabarella sta assumendo rilevanza nazionale per le importanti mostre che ospita (vedi scheda).